martedì 1 luglio 2014

Ho appena finito di leggere… John Doe #7 e Noritaka #13


Poco tempo fa sono andato con degli amici al mare a studiare. No, avete letto bene. Abbiamo studiato come matti. Già perché portarsi al limite non significa soltanto stare svegli tutta la notte a bere e addormentarsi all'alba e svegliarsi zombie. No. Portarsi al limite è anche svegliarsi prestissimo, studiare fino a mezzogiorno senza pause fino ad avere il fumo che esce dalle orecchie, correre in spiaggia con il sole a picco, buttarsi nell'acqua ghiacciata, mangiare pizza sulla sabbia bollente mentre il sole ci ustiona le spalle per poi tornare a casa a studiare fino a sera, uscire a passeggiare, mangiare un gelato e trovarsi a mezzanotte sul divano a vedersi Programmi Ignoranza fino a tardi ed essere talmente stanchi da non sapere se si ha sforzato più la testa o il fisico e addormentarsi a piombo sentendosi tipo Superman. Non scambierei nessuna di queste giornate con la più estrema notte da leoni.
Il punto è che in una delle passeggiate serali c'era un banchetto di libri con fumetti a poco prezzo. Ne ho scelti due: il primo perché lo conoscevo e l'albo in sé mi sembrava sperimentale e interessante, il secondo perché ne avevo sentito parlare e volevo capire di che si trattasse.
Vediamo un po'!

John Doe (IV stagione#7 - Non avrai altro Dio // Soggetto: Lorenzo Bartoli / Roberto Recchioni / Mauro Uzzeo; Sceneggiatura: Mauro Uzzeo; Disegni: Valerio Schiti, Federico Rossi Edrighi, Marco Marini, Manolo Morrone, Valerio Nizi; Copertina: Davide De Cubellis
Questo albo in formato bonellide è edito da Editoriale Aurea e risale al lontano Aprile 2011. Di John Doe ho potuto leggere davvero poco e solo volumi appartenenti alla quarta stagione cioè i numeri dal 78 al 100 della serie iniziata nel 2003 con "La morte l'universo e tutto quanto". Proprio per la mia conoscenza superficiale della serie e del personaggio non me la sento di farvi il riassunto della storia… anche perché risulta alquanto fuori di testa. Vi posso dire che nella IV stagione John Doe è Dio. Non è uno dei miei modi creativi per dire che un personaggio è OP… è effettivamente Dio e anzi deve trovare una soluzione al fatto che la gente sta smettendo di credere in lui!
Ho comprato questo volume perché, come avrete notato anche voi, ci hanno lavorato un macello di persone! Oltre al fatto che ho subito riconosciuto il nome di Valerio Schiti, disegnatore che ho avuto il piacere di conoscere, ho subito riconosciuto questo volume come bello sperimentale… come piacciono a me!
Il volume che ho acquistato rappresenta una vera e propria seduta psichiatrica tenuta da un'essenza sovrannaturale a una divinità. John si trova ad affrontare i suoi sé passati, le diverse parti che lo compongono in una sorta di psicoterapia affrontata a pugni. Praticamente ogni scontro è rappresentato da un disegnatore diverso e questo crea un piacevolissimo effetto collage. Effettivamente è coerente che in una lotta mentale si rappresenti in maniera diversa tutto l'universo a seconda di che sentimento si sta affrontando!
La storia è piacevole nella suo essere così profondamente inconsueta. è la rappresentazione visuale di una lotta interna, uno scontro che in fondo non affronta solo John ma in qualche modo ogni essere umano.
Leggendo John Doe ho capito una cosa: mi sarebbe piaciuto tantissimo far parte del team che lo ha realizzato. è come se il team creativo che l'ha scritto e disegnato non pensasse ad altro se non a prendere le regole del fumetto e storcerle e tenderle per vedere fin dove si potevano portare. Avere una macchina sportiva sotto il posteriore e premere l'acceleratore a tavoletta e vedere quand'è che le ruote sembrano iniziare a staccarsi da terra per decollare, la visuale si restringe fino a diventare un puntino sull'orizzonte e l'aria che entra dai finestrini inizia a fischiare talmente forte che il brano che sta passando la radio manco lo senti (o sono le urla delle persone in macchina con te che lo coprono?).
John Doe non lo consiglio a tutti. Lo consiglio a quegli amanti del fumetto aventi quella vena tamarra che li spinge non solo a trovare vie alternative per raccontare storie… ma proprio che li fa godere nell'infrangere i canoni in maniera rumorosa e spaccona. Se siete così, come me, questi volumi vi divertiranno un mondo.

Noritaka #13 // di Hideo Murata e Takashi Hamori
Il volume che ho comprato alla bancarella è edito da Comic Art e pare risalga all'ottobre-novembre 1999. All'inizio non l'avevo riconosciuto in mezzo a tutti i fumetti… ma ne avevo molto sentito quando la Panini Comics ne aveva curato una riedizione di recente (per recente si intende tre anni fa circa). Sembra infatti che Il re della distruzione abbia un gran seguito in Italia e mi ricordo un bel po' di internauti impazziti alla notizia.
Noritaka è un gag manga con tutti i crismi. Il protagonista sfigatissimo cerca di attirare l'attenzione della ragazza dietro cui sbava senza ritegno che ama mettendosi in situazioni assurde da cui sfugge solitamente per pura fortuna. In questo specifico caso Noritaka è un lottatore che dopo aver sconfitto  (casualmente) il campione dell'Istituto si trova contro tanti altri combattenti che vorranno sfidarlo per usurparlo del titolo acquisito! (Questa sinossi è la triangolazione tra quello che ho letto Wikipedia, quello che mi hanno detto e quello che ho capito leggendo il volume che ho acquistato… quindi è attendibile seppur breve).
La bellezza che ho riscontrato in questo volume è opposta alla forza che ho trovato in John Doe. Noritaka è infatti CLASSICO. è la base elementare di tutti i gag manga. Esagerazioni, battute non-sense, trama semplice e un punto cardine (in questo caso le arti marziali) usato come perno per tutti gli sketch del fumetto. Anche i disegni seguono i canoni alla perfezione: il protagonista ha un viso sintetizzato al massimo (faccia perfettamente tonda, naso assente), la bella è caratterizzata come Bella (occhietti voluttuosi, naso all'insù, seno prominente), gli antagonisti sono rappresentati molto dettagliatamente (labbra,  nasi, sopracciglia, capelli molto specifici) e personaggi secondari caricaturali e buffi.
Ho letto questo manga come fosse stato un manuale. "Questa è la base. A una costruzione del genere puoi aggiungere quello che ti pare ma se ne togli un elemento crolla il castello di carte e quello che ne risulta non sarà un gag manga".
Proprio per la sua classicità e per il fatto che comunque è un fumetto un po' datato… non mi ha fatto crepare dal ridere e in alcuni passaggi ho perso il filo del discorso. Però l'ho preso come fosse un libro di testo: lo si prende, lo si legge e si cerca di imparare in cosa è forte.

Quindi, in pratica, i due fumetti che ho comprato non sono solo accomunati dal non essere proprio appena usciti. Entrambi hanno un ottimo contenuto didattico: il primo è interessante per il suo contenuto sperimentale e fuori dagli schemi mente il secondo è una sintesi accurata del genere comico giapponese.
Diciamo che per questo Ho appena finito di leggere non sono stato molto sul pezzo… ma proverò a rimediare al prossimo!
Ora poso i fumetti sulle mensole e prendo i libri universitari! Gli esami non finiscono mai!
Stateme Bbene rigà!

Nessun commento:

Posta un commento